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Progetto di Bilancio Ambientale per Leverano

Legambiente Leverano e della Terra d’Arneo lancia una importante iniziativa, proponendo di raccogliere in maniera partecipata dati ambientali sul territorio di Leverano, in modo da capire e monitorare regolarmente lo stato di salute ed i mutamenti della natura e dell’ambiente a livello comunale.
Realizzare un bilancio ambientale, su base annuale, è di per sé un valore importantissimo, ma questa iniziativa si distingue, in modo particolare, nella scelta di realizzarla in modo partecipato, grazie a rilevamenti effettuati insieme ai cittadini che vorranno unirsi in questa esperienza, fornendo il proprio aiuto ed entusiasmo.
I rilevamenti riguarderanno 6 macro-aree d’indagine:

Biodiversità Mobilità sostenibile

Sviluppo edilizio Rifiuti

Inquinamento Verde urbano.

Per ognuna di queste macro-aree di indagine si raccoglieranno dati e si analizzeranno i risultati, al fine di capire lo stato attuale dell’ambiente, per poter dare una spinta decisa verso la conservazione del territorio e la sostenibilità, ricordando che:

Non abbiamo ereditato questo mondo dai nostri genitori, l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.

Grafiche vettoriali Designed by Wannapik

Il progetto SPREAD – Comunità Empatiche

Nel 2012 la Comunità Europea finanziò uno studio partecipato che coinvolse numerose nazioni, nell’immaginare possibili scenari di vita futura compatibili con un uso equilibrato delle risorse, il progetto SPREAD – “Scenarios for Sustainable Lifestyles 2050: From Global Champions to Local Loops“.

Utilizzando la metodologia EASW (European Awarness Scenario Workshop – Laboratori Europei di Consapevolezza di Scanario), il progetto sviluppo quattro possibili scenari basati su due coppie di alternative, tecnologia locale o globalizzata e meritocrazia o empatia sociale; tutti gli scenari prevedevano una diminuzione nell’uso delle risorse dall’insostenibile livello attuale, pari mediamente a 33.500 kg di consumo equivalente procapite, al livello sostenibile di 8.000 kg procapite, una diminuzione superiore a tre quarti rispetto al livello di consumi attuali.

Gli esiti del progetto, di grande interesse, non furono però mai tradotti in italiano; a parziale copertura di questa mancanza abbiamo provveduto a tradurre uno dei quattro scenari, che è quello forse di maggiore interesse per le comunità ecomuseali, quello delle “Comunità Empatiche”.

Questo scenario è di grande interesse anche nell’attualità, in un momento in cui la crisi del mercato globale pone l’accento sulla capacità di resilienza dei territori locali, per cui la lettura del documento può essere una valida fonte di riflessione ed inspirazione per il nostro comune futuro.

Comunità Empatiche – progetto SPREAD2020-03-16_2121

Appunti dal Forum Nazionale “Ecomusei e territorio – quale futuro?” – Terza parte

Foto di copertina di Luigi Tondo – Impasti – relazioni e pattern identitari.

Continua dalla seconda parte.

Dalla Regione Lombardia abbiamo poi avuto il piacere di ascoltare Grazia Aldovini, della Direzione Generale Autonomia e Cultura AESS.

Secondo la Relatrice, l’esperienza Lombarda nasce dalla lettura dei valori ecosistemici e paesaggistici e dal trovare attività periodiche (alcune delle quali con ricorrenza poliannale, come la “Santa Crus” dell’Ecomuseo Concarena Montagna di Luce, che si ripete ogni dieci anni).
La distanza temporale che separa il ripetersi degli eventi, insieme con la loro ritmicità, permette la crescita di un senso di aspettativa che permea la percezione di una ricorrenza, che diviene così capace di unire insieme generazioni diverse, concentrando al meglio le energie delle comunità.

Altrettanto importante è poi il senso di apertura verso l’esterno, strettamente connesso alla nascita di un “sé” distinto, nell’evoluzione identitaria di una comunità.
In questo senso, la definizione di ecomusei come “una comunità che riflette su se stessa, su cosa la rende unica e distinta dalle altre”, continua idealmente in “e capace di presentarsi al mondo”.

In questo senso va la presentazione, da parte della Relatrice Grazia Aldovini, della piattaforma “Intangible Search” della Regione Lombardia, un inventario del patrimonio immateriale che diviene centro per la catalogazione, capace di “tastare il polso” con continuità al patrimonio di comunità, riuscendo al contempo a valutare la capacità “legante” di nuove iniziative ed eventi.

Maria Rosa Bagnari, dell’Ecomuseo Erbe Palustri di Villanova di Bagnocavallo, ci ha permesso poi di apprezzare la sincerità alla base dell’autentica azione ecomuseale.

Quella dell’Ecomuseo Erbe Palustri è la storia di una singola esperienza che si evolve naturalmente, divenendo rete di pratiche.
Anche per l’Ecomuseo Erbe Palustri, come spesso accade, l’origine è una criticità, la quasi estinzione della tradizione di lavorazione del giunco, un sapere artigianale che nel passato costituiva il fulcro della Comunità.

Solo grazie all’iniziativa dei singoli (tra i quali indispensabile il ruolo della nostra Relatrice), si è arrivati al recupero delle tecniche che stavano svanendo, con risultati che hanno portato, nel proseguire le attività, a svolte inattese.
Da quel fuoco iniziale di passione e tenacia è nata la riscoperta del sentirsi Comunità, che ha visto le persone coinvolte nelle diverse attività dell’Ecomuseo fino alla fine (da parte dei più anziani partecipanti c’è stata la richiesta, poi esaudita, di avere il simbolo dell’Ecomuseo inciso sulla propria lapide commemorativa), ma anche una nuova attenzione al territorio, alle zone umide che stavano sparendo, al fiume come elemento di connessione delle diverse comunità con il paesaggio ed ai saperi artistici ed espressivi tradizionali.

In questo modo, quello che era partito come esperienza singola, ma basata su un sincero sentire, è divenuto nel tempo stimolo, per altre azioni e nuovi progetti, al comunicare e connettersi con le comunità vicine (connessione che è arrivata fino al gemellaggio con l’Ecomuseo di Acquarica del Capo, nel Salento) e a trovare la forza per presentarsi al mondo con una forte identità condivisa, articolata nelle distinzioni fra i singoli comuni.

Continua nella quarta (ed ultima) parte.

Appunti dal Forum Nazionale “Ecomusei e territorio – quale futuro?” – Seconda parte

Continua dalla prima parte

Un altro intervento molto significativo è stato quello di Nerina Baldi, Direttrice del Sistema Ecomuseale di Argenta e componente del Coordinamento Nazionale degli Ecomusei.

La Relatrice ha fatto il punto della situazione, indicando, in particolare, le direzioni di scambio di esperienze e ricerca che stanno avendo luogo a scala nazionale.

Un focus di ricerca attiva riguarda i progetti portati avanti dagli ecomusei nel campo del sociale e della micro-economia dei territori.
L’equilibrio degli ecomusei – ci riferisce Nerina Baldi – si sta spostando in modo da favorire concetti dinamici di operatività, rispetto ad un’ottica di pura catalogazione e conservazione.
Si sta affermando una visione secondo la quale, per rinsaldare i legami tra comunità e territori, occorre considerare l’interezza delle relazioni che ivi si svolgono, cercando di trovare i modi in cui l’ecomuseo possa intervenire sui processi in corso, proponendo direzioni alternative che rafforzino il senso dei luoghi e la loro identità.

Dunque, alle tradizionali attività di riscoperta, tutela ed informazione-educazione, si aggiungono le possibilità di creazione ed innovazione, attraverso le quali l’ecomuseo può divenire luogo d’incontro e comunicazione tra parti diverse della società.
È un processo attraverso cui arrivare alla creazione di una visione condivisa di futuro, un patto in cui anche le attività economiche, a livello locale, vengono coinvolte, riconosciute e responsabilizzate come elementi essenziali del territorio.

Diventa quindi essenziale, come priorità emergente, anche la capacità di interfacciarsi con i Piani di Sviluppo Rurale e Locale: il ruolo di un ecomuseo può divenire anche quello di aiutare a definire le direzioni ed i parametri affinché lo sviluppo perseguito dai Piani agisca nel senso di aumentare la coerenza di comunità e territori.

La facilitazione ecomuseale trova così nuovi orizzonti di espressione, permettendo il dialogo tra settori diversi ed aiutandoli a ritrovare il senso di un agire che sia sì economico, ma al contempo anche culturale, ecologico ed identitario.

Sull’esperienza “di rete” c’è stato poi l’intervento di Rita Auriemma, Professoressa dell’Università del Salento e Direttrice del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC (Ente Regionale PAtrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia).

Dell’esperienza mutuata nel Friuli Venezia Giulia, la Prof.ssa Auriemma ha sottolineato l’importanza di portare avanti progetti che enfatizzino il “valore d’uso” del patrimonio di comunità.
L’intangibile, come anche i singoli beni del patrimonio, possono rimanere vivi unicamente nella loro continua ri-creazione da parte delle persone che si sentono parte di quella data comunità.

Possiamo immaginarli come sentieri: fino a che questi vengano percorsi con costanza, si mantengono aperti, diversamente tendono sempre ed inesorabilmente a scomparire, divenendo traccia storica di qualcosa che non è più.
Continuare a percorrere questi sentieri, che attengono sia allo spazio fisico (itinerari) che a quello mentale (identità) di una comunità, significa continuare a collegare, a tenere insieme le relazione tra patrimonio culturale e paesaggio.

Per riuscirvi, tuttavia, occorre spesso ripensare l’identità nella contemporaneità, riproporre l’eredità culturale e territoriale in chiave dinamico-evolutiva.

I modi per tenere aperte queste connessioni, queste “sinapsi di comunità” (in un parallelo con quello che affermava il premio Nobel Montalcini, sulla continua generazione, dissoluzione e rigenerazione delle sinapsi neurali negli individui) possono essere diversi; tra quelli sperimentati dalla rete del F.V.G. ci sono i “video di micronarrazione”, del Geoportale della Cultura Alimentare la cui realizzazione è affidata spesso agli studenti, in modo da renderli protagonisti creativi nella trasmissione dell’eredità culturale, rafforzando contemporaneamente la vitalità delle tradizioni ed il senso di appartenenza.

Continua nella terza parte